A QUOTE

L’Antitrust, in realtà, oltre a essere strabica perché non vede la concentrazione di potere (e di pubblicità) che da anni va avanti nel sistema tv, sottovaluta anche quanto sta accadendo nella distruzione della carta stampata.
Si sofferma, infatti, nel dettaglio delle autorizzazioni delle edicole, ma è muta su una concentrazione della distribuzione che va avanti e colpisce grandi e (soprattutto) piccoli giornali.
I distributori nazionali della arta stampata sono, infatti, ridotti alle dita di una mano sola e impongono i loro prezzi agli editori. Non è esagerato parlere di un tacito “cartello” che diventa ancora più forte col passare degli anni e che è ancora più evidente nelle grandi città: in metropoli come Roma e Milano, tanto per fare un esempio, i distributori di prodotti editoriali (a cui devono obbligatoramente far capo le catene nazionali) sono al messimo due o tre.
I risultati? Il costo della distribuzione per gli editori è lievitato oltre il 100% negli ultimi 5 anni, senza che l’Antittrust se ne avvedesse.
Tanto per fare un esempio concreto che ci riguarda da vicino, una copia del nostro settimanale, Il Salvagente, viene venduta in edicola a 2 euro. Di questi ben 92 centesimi se ne vanno tra edicolante e distributore (che ne prende la maggior parte).
Insomma la metà degli incassi di un giornale finisce nelle mani delle grandi catene di distribuzione: qualcuno lo ha rivelato a Catricalà? E, nel caso ne fosse a conoscende, intende promuovere almeno un’indagine conosciutiva che non si concluda con un’archiviazione, come l’ultima (e unica) dell’Antitrust dedicata alla spinosa questione?
Quale concorrenza e quale mercato può esserci se - soltanto per essere immessi in un’edicola - se ne va la metà del prezzo di copertina?