Crollano i margini dell’editoria
Calo delle vendite e appena un accenno di ripresa per la pubblicità.
È magro il bilancio degli otto gruppi editoriali italiani quotati in Borsa nei nove mesi del 2010. Il settore registra, rispetto ai nove mesi del 2009, un modesto aumento di redditività, ma solo per effetto dei tagli occupazionali. La crisi continua.
Le imprese del campione avevano 21.378 dipendenti al 30 giugno 2008 e a distanza di due anni se ne ritrovano 18.176, il 15% meno. Nello stesso tempo hanno visto crollare il Mon del 58%, contro i tre punti e mezzo persi nello stesso periodo dalla concorrenza europea. I margini di editori come l’inglese Reed Elsevier e la svizzera Informa, che operano entrambi nell’editoria libraria, sono stati pari nel 2009 a un quarto dei rispettivi fatturati, e Pearson, che edita il “Financial Times” e possiede il 50% di “The Economist”, si è posizionato sul 15 per cento.
Le società italiane hanno spesato, sempre al 31 dicembre 2009, 176 milioni di esodi incentivati pari a quasi l’11% del costo totale del lavoro, contro i 46 del 2008. Rcs ha varato un piano di riduzione dei costi per 200 milioni, concluso al termine dell’estate scorsa. Mondadori ha deliberato tagli per 170 milioni che sono già a regime per l’85%, e l’Espresso ha già centrato il 70% di un piano di razionalizzazione da 140 milioni.
Gli editori italiani sono allineati a quelli esteri nel rapporto tra costo del lavoro e fatturato: 27,4% contro 28,6% a fine 2009. Ma il costo medio del dipendente è più sostenuto in Italia che all’estero: 78mila contro 54mila euro. L’Espresso e Caltagirone, con un costo medio tra 91 e 92mila euro, rappresentano la punta massima; Class, con 54mila euro, rappresenta la punta minima (dato omogeneo con quello europeo).
Secondo R&S, due gruppi continuano ad avere nei nove mesi del 2010 il margine operativo netto (Mon o Ebit) negativo: -29 milioni Il Sole-24 Ore e -3 Class (editore di “Mf” e “Milano Finanza”). Solo Cairo e L’Espresso hanno margini a due cifre in rapporto al fatturato, rispettivamente del 14,3% e dell’11,9 per cento. Per Mondadori lo stesso dato è di circa il 7,5 per cento. Caltagirone e Rcs registrano un dato inferiore alla media (3,4% e 2,5%), mentre per Monrif, che edita “Il Resto del Carlino”, La Nazione” e “Il Giorno”, il rapporto tra Mon e fatturato è pari a zero.
L’aspetto più problematico è il calo della vendite. Tra l’agosto 2009 e lo stesso mese del 2010 “Il Sole-24 Ore” ha perso il 14,1% delle copie diffuse, “Il Giorno” il 13,2%, il “Corriere della sera” il 12,9% , “La Repubblica” e “la Nazione” il 7,8%, “La Stampa” il 7,2 per cento. Aumentano le copie “Il Giornale” (+7,3%) e “Avvenire” (+1,9%) ed è di buon auspicio per il settore l’exploit del “Fatto quotidiano”. A quindici mesi dalla nascita, il giornale diretto da Antonio Padellaro viaggia sulle 105mila copie, di cui 40mila in abbonamento, e si stima possa chiudere il 2010 con oltre 30 milioni di fatturato dopo gli 8,1 contabilizzati nel 2009, nei primi cento giorni di vita, che hanno generato 2,2 milioni di profitti e un dividendo di 756mila euro.
Non solo ristagna la diffusione, ma langue anche la pubblicità. Per il complesso dei mezzi di comunicazione, la raccolta è cresciuta, nei nove mesi, del 4,6%, a 6 miliardi. Ma per la stampa nel suo insieme il bilancio è negativo. Le vendite pubblicitarie di quotidiani e periodici sono scese, rispettivamente, dello 0,7% e del 7,3%, anche se non mancano i segnali di ripresa (Cairo e L’Espresso +7%, Rcs +6%, Class +5%, mentre registrano -6,6% Mondadori, -2,7% Caltagirone e -1,5 Il Sole-24 Ore).
La pubblicità è decisamente aumentata, invece, tra gennaio e settembre 2010, per tv (+7%), radio (+11,2%) e internet (+17,6%).
La perdita di copie e pubblicità si accompagna inoltre a un taglio draconiano degli investimenti materiali, crollati all’incirca del 75% tra il primo semestre 2008 e lo stesso periodo del 2010. Anche gli editori esteri hanno ridotto questa voce del 67% tra la metà del 2008 e la fine del 2009, ma dal gennaio al giugno 2010 i loro investimenti sono ritornati a crescere con un rimbalzo dell’85 per cento.
Alcuni gruppi appaiono squilibrati anche a livello patrimoniale. I debiti finanziari di Monrif a settembre 2010 (167 milioni) erano pari a due volte e mezzo il patrimonio netto. La holding del gruppo Monti-Riffeser, che ha chiuso il rendiconto con 6 milioni di perdite, dispone di 18 milioni di liquidità. Meno tesa la situazione di Rcs, i cui debiti finanziari (1,1 miliardi) sono comunque pari al 102% del patrimonio netto. La società, che ha chiuso con un milione di utile, ne ha 31 di liquidità.
Le aziende più patrimonializzate sono Il Sole-24 Ore e Caltagirone. Il quotidiano di proprietà della Confindustria ha un indebitamento trascurabile a fronte di una liquidità di 83 milioni. Altrettanto Caltagirone, che con 264 milioni di disponibilità è addirittura la società più liquida d’Italia. L’editore del “Messaggero” ha chiuso il rendiconto al 30 settembre con 6 milioni di utile netto. Nella graduatoria dei gruppi più liquidi, in seconda posizione spicca L’Espresso, con 151 milioni. L’azienda controllata da Cir è anche campione di profitti (36 milioni di utile netto) e batte la rivale Mondadori (31 milioni) controllata a sua volta da Fininvest. Specializzata nei libri e nei periodici, Mondadori ha debiti pari all’82% del patrimonio netto e disponibilità per 57 milioni.(G. O.)