La Stampa oggi in edicola il 26 gennaio con Europa, un inserto estraibile di sedici pagine più quattro di fake cover disegnate da Matteo Pericoli. “Europa” nasce dalla partnership della testata diretta da Mario Calabresi con cinque dei principali quotidiani europei: Le Monde, El Pais, Suddeutsche Zeitung, The Guardian e la polacca Gazeta Wiborcza, che, insieme, hanno voluto interrogarsi e riflettere sullo stato attuale dell’Unione Europea, mai come ora al centro di mille interrogativi circa il proprio presente e, soprattutto, il proprio futuro. [via]
Italy is in the mud [and we aren’t speaking only of flooding]
Front page “La Stampa” 06.11.2011
Solo il 32 % delle società esaminate utilizza i social network come Facebook, YouTube, Twitter e LinkedIn per diffondere la conoscenza del proprio brand e dei propri prodotti e sul sito aziendale dell’83 % di esse non c’è nemmeno un link di condivisione attraverso una qualche rete sociale. Fra le motivazioni per il non utilizzo di questi canali, al primo posto c’è la poca conoscenza delle opportunità strategiche offerte dal Web 2.0 (58 % dei casi) e al secondo la scarsa dimestichezza sul piano pratico. Un ruolo chiave giocano però anche le resistenze di tipo culturale, come il timore di perdere il controllo della propria comunicazione (segnalato dal 23 % delle aziende) e la mancata accettazione da parte di chi detiene posizioni decisionali.
Il grado di partecipazione alla “conversazione” in atto nei social network varia naturalmente anche a seconda delle dimensioni delle aziende: come prevedibile, le più grandi e strutturate sono anche le più attive, con un buon 57,9 % di esse che presidia almeno un social media, cifra che scende a un misero 10 % nel caso delle aziende più piccole. “Facebook è di gran lunga lo strumento più utilizzato – ha spiegato il professor Guido di Fraia, responsabile scientifico del master in Social media marketing dello Iulm e curatore della ricerca – il 35 % del campione esaminato ne fa uso, seguito da LinkedIn e YouTube”.
(Fonte: lastampa.it)